Brevi storie tristi

Matrimonio di un avido lettore – breve storia triste num. 65

Ma tu hai letto tutti i libri che hai nella libreria?

No, non tutti.

E allora perché continui a comprarne altri?

Ehm…

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Itinerrando

Usami

Ti ho aperto libro,
e ingiallite dal tempo
ho sfogliato le tue pagine usate.
La bancarella in cui giacevi
mi ha fatto risparmiare,
Tu, con un regalo inatteso,
mi hai fatto emozionare.
Mi hai svelato la storia di
un segnalibro artigianale,
fatto all’uncinetto da Luigia Borgogno.
Non la incontrerò mai,
ma ti ringrazierò per sempre.

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Itinerrando

Storia di un antipasto!

Guarda quelli,
abitano tutti nello stesso palazzo di porcellana.
Che strano che è,
ha due piani,
due appartamenti a piano
e la forma di farfalla.
E senti che vociare,
al piano di sopra discorsi intesi e piccanti,
al piano di sotto lo scontro è generazionale.
Quelli di su sono forestieri,
due fratelli della nobile famiglia Cacciotta di Gioia del Colle,
emigrati per il fine settimana.
Uno discreto e malizioso,
l’altro stagionato e intenso,
stanno sempre a litigare
ma presi assieme e dosati opportunamente sono splendidi.
Sotto invece ci sono dei paesani DOC,
tutti di origine contadina.
Quelle scure sono le signore Oliva,
colte e preparate con metodi tradizionali,
mentre i rossi secchi secchi sono dei forzuti giovanotti,
appena arrivati sono ancora un po’ aspri ma tanto tanto buoni.
Lo vedi quanto sono colorati?
Lo senti quanto odorano?
Che spettacolo quando arriva la domenica,
le porte del palazzo si aprono
e tutto a tavola si confonde.
Buon Appetito.

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Itinerrando

Ombre

Sono lunghe o corte,
ti appaiono davanti, dietro o accanto
tutto dipende dalla luce.
Quanta ce n’è,
e da dove proviene.
Proiezioni dei nostri stati d’animo,
fantasmi minacciosi o profili familiari,
le ombre ci sono sempre.

Itinerrando

Eraclio, gigante di Barletta

Itinerrando

Carnevale

Un paio d’occhi di taglia piccola
che sorridono dietro una tuta da super-eroe,
capelli bianchi e radi,
sopraffatti da parucche bionde platino,
mani callose di contadini
che spuntano da camici bianchi da dottore.
Preti blasfemi che si accompagnano a prostitute sante.
Colore, fantasia e vita che scorrono a fiumi
come il vino, come il cibo, come i sorrisi.
Canti, balli e rumori di festa
prima la sbornia e poi il malinconico ritorno alla realtà
perché a Carnevale in tanti si tolgono maschere
che indossano per troppi giorni all’anno.

 

 

 

Itinerrando

Resurrezioni.

Quello che è avvenuto a Macerata è stato un episodio di cronaca che mi ha sconvolto.

Per la prima volta da quando sento di possedere un certo punto di vista critico ho sentito davvero di cogliere il significato della frase di Nietzsche ripresa da Guccini Dio è morto.

A Macerata per me Dio è morto.

Mi sono interrogato sul perché abbia sentito così devastante questo evento e ho capito. Per la prima volta ho sentito possibile e non anacronistico nella mia nazione, nella mia società quelle cose che la storia d’Italia conosce con il nome di deportazioni e di leggi razziali.

Per la prima volta quei concetti ingialliti uscivano dai miei libri di scuola ed entravano a colori nei telegionarli che ascoltavo.

Un gesto di un folle che diventa giustiziere di una etnia intera, la protezione di tanto popolo che comprende le sue motivazioni ed esponenti di grossi partiti che parlano di centinaia di migliaia di uomini da spostare con la forza.

Leggi razziali e deportazioni.

Ero davvero depresso e scosso ma poi ieri è arrivato un invito ad una partita di calcetto. Fischio d’inizio alle 21, orario scomodo per me che ero in piedi dalle 7 di mattina. Campo a San Ferninando, paese lontano una ventina di chilometri da casa mia. Tanta voglia di rifiutare, ma più forte la voglia di giocare. Il bimbo che è in me vince e quindi ci vado.

Ed ecco la prima sorpresa della serata, la partita è in un oratorio. Mi spoglio, entro velocemente in campo un po’ in ritardo ed ecco la seconda sorpresa della serata, tra i calciatori improvvisati ci sono giovani migranti ospiti della parrocchia.

Adam e Davìd giocano nella mia squadra, Omar e Bernard sono contro di me. La partita è vibrante, equilibrata. Davìd è un gatto in porta, Adam corre e dribbla sulla fascia ma per me che sono un arcigno difensore centrale i pensieri sono dall’altra parte. Omar sguscia come un’ anguilla, Bernard è il classico carro armato. Soffro Omar, faccio a sportellate con Bernard. Con i ragazzi si dialoga principalmente in italiano semplice (bravo, buona, passa, tira, goal etc), un po’ in francese (ici, oui, pas mal etc) ma quando ci si fa prendere dall’agonismo si impreca e si discute in dialetto o in africano (#####. @@@@, &&&&& etc). Si è sudato, ci siamo divertiti, ma anche arrabbiati e si fatto pace. Tutti assieme. Tutti uguali. E allora torna ancora Guccini, stavolta a consolarmi, con il suo Dio è risorto.

A San Ferninando Dio è risorto.

Nel mio cuore depresso ora è rifiorita la speranza e ho voluto condividere questi miei stati d’animo con chi leggerà questo post  perché so benissimo che nessun tg, nessun partito farà ascoltatori o voti sbandierando la partita di ieri, quei sorrisi e quelle pacche su spalle di diverso colore e continente.

Al mondo c’è tanta gene che fa del bene e quel bene, anche se nessuno ha interesse nel portarlo alla ribalta, è ciò che ci salverà.

Contro il logorio della vita moderna...

Parallelismi

Itinerrando

Io pendolo

Io pendolo,

e ringrazio il cielo per gli amici del car-sharing

che con un sorriso accorciano il tragitto.

Io pendolo,

e bestemmio il demonio per l’autista stronzo sempre di fretta

che gioca a zig zag anche con le nostre vite.

Io pendolo,

e prego Dio per il mezzo pubblico in arrivo

che possa arrivare puntuale, sano e salvo alla meta.

Io pendolo,

non per divertimento ma per necessità,

ma tu Stato,

ma tu Lavoro,

di me non avete pietà.

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