Itinerrando

Un giornata di…

Ieri mattina, come tutte le mattine, alle 06:55 suonava la sveglia.

E’ inverno e quindi il suono della sveglia voleva dire ieri mattina, come tutte le mattine di inverno, uscire dal mondo caldo e rassicurante del piumone per entrare in quello freddo e spigoloso della casa ghiacciata.

Dunque la situazione ordinaria è già non delle migliori, ma c’è qualcosa in più. Rispetto ad altre volte, la notte è stata movimentata. Mi sono svegliato alle 05:00, poi alle 05:37, e alle 05:54, e alle 06:18 e alle 06:41 e poi fatalmente alle 06:55. Il risultato è che mi sono svegliato con una sensazione di stanchezza maggiore di quella che avevo quando mi sono addormentato e con una giornata davanti e non alle spalle.

Mi faccio forza, vado in bagno, poi il primo amico della giornata, il caffè. Preparo la caffettiera e l’aroma inizia ad invadere casa. Qualche minuto, e poi l’amato borbottio, ci siamo. Apro la caffettiera per controllare…cazzo. Si versa. Il caffè è ovunque: fornelli allagati, mobili sgocciolanti, chiazze sul pavimento. Provo a versarne il rimanente…niente, nemmeno un goccio. E’ incredibile quanto caffè ci sia sulla mia cucina, è assurdo rendresi conto in quella situazione di quanto una moka da 1 tazzina sia in grado di metterti sottosopra la cucina. Passo i minuti contati dedicati alla ripresa mattutina a pulire e sono già un po’ in ritardo ed in affanno.

Mi preparo e sto per uscire ma…non trovo il portafoglio. Mi agito, guardo di qua e di la, apro tutte le tasche della mia borsa quotidiana, faccio il giro delle camere, bagno, cucina, camera da letto ma niente, niente. I minuti in più sono 12, decido di andare, troverò il portafoglio in un altro momento. Il mio ritardo mi fa perdere il treno del “car-sharing” e quindi ennesima notizia nefasta della giornata mi farò i miei 100 km mattutini per raggiungere la “fatica” solo soletto, nessuna compagnia, nessuna divisione delle spese. E tutto da moltiplicare perdue visto che tutto sarà replicato al ritorno.

Penso che è proprio ed irrimediabilmente una giornata di merda.

Esco di casa senza portafoglio, mi metto in auto e accendo la radio. Passano l’ultima canzone di Caparezza ti fa stare bene. Devi fare ciò che ti fa stare bene…devi fare ciò che ti fa stare bene…e mi viene voglia di cantare e allora seguo il consiglio del rapper molfettese e canto:

…devi fare ciò che ti fa stare bene…devi fare ciò che ti fa stare bene…

Mi spunta il sorriso, guardo fuori e mi accorgo che c’è un bel sole invernale, caldo e fresco allo stesso tempo, il migliore. Che bello sentire quel calore sul viso. Mi metto gli occhiali da sole per guidare. Mi guardo nello specchietto retrovisore e mi sento figo. Ad uno STOP metto le mani nello zaino: il PORTAFOGLIO!

Ripenso a venti minuti fa, alla voglia che la giornata finisse presto, e capisco che bollare una giornata come di merda alle 8 di mattina è davvero da sfigati.

È come pensare di non potersi più innamorare a 20 anni dopo la prima storia fallita o rifiutare di presentarsi ad un colloquio perché la settimana scorsa ti hanno cannato ad un altro.

Credo quindi che lo sfigato vero sia quello che butta la spugna quando ha ancora tutte le carte in regola per ribaltare la situazione. E’ sempre una sorpresa sorprendente constatare come gli stessi fatti assumano tutto un altro significato se guardati da un altro punto di vista.

La faccio breve e non racconto il resto della mia lunga giornata, ma quando ho poggiato la testa, stanchissimo, sul cuscino avevo in faccia un sorriso da dedicare a chi mi sta accanto e un motivetto nella testa che fa:

…devi fare ciò che ti fa stare bene…devi fare ciò che ti fa stare bene…

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4 risposte a "Un giornata di…"

  1. Devi fare ciò cheti fa stare bene…la canto anche io e mi cambia la giornata. Certo il caffè versato ti avrebbe dato tutte le ragioni per essere incazzato, ma… Che bello mettere gli occhiali da sole – e che sole!- e cantare a squarciagola mentre la vita si rivela più dolce… Grazie!

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