Itinerrando

Tuffati

Sono un tifoso del Milan, anche abbastanza acceso, e ieri ero lì davanti allo schermo quando si è verificato l’ennesimo episodio sintomo di una stagione stregata e umiliante: il pareggio del Benevento a tempo scaduto e il conseguente primo storico punto in serie A di questa squadra.

Ero arrabbiatissimo.

Pensavo, questi hanno perso con chiunque e proprio con noi, una ex grande squadra decaduta, dovevano pareggiare? Ora sui social sai come ci prenderanno in giro? Abbiamo speso tutti quei soldi e non abbiamo vinto contro una squadra che aveva 0 punti con un gol del portiere?

La rabbia andava via e lasciava pian piano spazio alla delusione quando sono iniziate le interviste, tra cui, quella al portiere, autore del goal del pareggio.

Ho visto la sua gioia. Mentre gli facevano rivedere il goal, si è emozionato nel guardare tutto lo stadio esultare esaltato. Il Benevento andrà in B, ma quel momento era un momento di gioia totale. La felicità di una città che per la prima volta non perde e fa un punto in A. I papà lo racconteranno ai figli piccoli e i nonni di domani ai nipoti che verranno. Dietro l’emozione di quel ragazzo c’era consapevolezza di tutto questo e tutto questo forse gli ha dato l’ispirazione per la frase più bella dell’intervista: mi sono tuffato e ho chiuso gli occhi, un tuffo da portiere non da attaccante, e ho fatto goal.

Ed ecco che il calcio, come accade sempre quando parla in maniera pura, ci insegna qualcosa che va oltre il gioco e che ha a che fare con la vita: a volte, senza snaturare se stessi, vale la pena rischiare, chiudere gli occhi e tuffarsi e ti può andare anche bene.

È finita l’intervista e la mia delusione era svanita sostituita da qualcosa di enormemente più grande.

Avevo una storia da raccontare.

Quella di un ragazzo che di fronte a quella che sembrava una maledizione, ha chiuso gli occhi, si è tuffato e ha fatto la felicità di migliaia di persone.

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